(ANS – Torino) – Nel contesto delle XLIV Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana, si è vissuto a Torino un momento di intensa fraternità ecclesiale con la celebrazione eucaristica svolta nella serata di venerdì 16 gennaio 2026, presso la Chiesa principale della Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo.
La Santa Messa è stata presieduta dal Rettor Maggiore dei Salesiani, don Fabio Attard, e concelebrata alla presenza del Superiore Generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, padre Carmine Arice, dei Padri Cottolenghini, delle Suore e di tutti i partecipanti alle Giornate di Spiritualità. Un clima di profonda accoglienza e sincera ospitalità ha caratterizzato l’intera celebrazione, rendendo visibile la bellezza di una comunione che affonda le sue radici nella storia e si apre con fiducia al futuro.
Il saluto del Superiore Generale: una comunione che profuma di cielo
Nel saluto iniziale, il Superiore Generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, padre Carmine Arice, ha espresso la profonda gioia per la presenza della Famiglia Salesiana, sottolineando il significato particolare di questo incontro. La celebrazione si è svolta infatti alla vigilia del 198° anniversario della fondazione della Piccola Casa, iniziato con i primi Vespri e inserito nel cammino di preparazione verso il bicentenario, ormai prossimo.
Padre Arice ha ricordato come questo secondo anno di preparazione sia accompagnato da un tema che invita a crescere nella fiducia nella Provvidenza e nella comunione ecclesiale, evidenziando come il cielo stesso sembri “fare festa” per questo incontro. Da qui l’invito a vivere sempre di più, anche sulla terra, una vera comunione dei carismi, non come semplice vicinanza, ma come un autentico “quartiere di santità”, capace di irradiare luce e speranza nella città e nel mondo.
Con particolare riconoscenza, il Superiore Generale ha poi salutato il Rettor Maggiore, don Fabio Attard, ricordando la stima e l’amicizia che legano i due cammini carismatici, già sperimentate in precedenti occasioni di incontro e collaborazione. La sua presenza al Cottolengo è stata definita un dono prezioso, segno di una comunione che continua a crescere nel tempo.
Padre Arice ha infine ringraziato quanti hanno reso possibile la celebrazione e ha invitato tutti ad affidare al Signore il cammino condiviso, perché, sostenuti dalla Provvidenza, si possa continuare a testimoniare il Vangelo della carità con gioia e fedeltà.
Una celebrazione di fraternità tra carismi nati dalla “pazzia della carità”
Nel prendere la parola dopo il saluto del Superiore Generale, il Rettor Maggiore, don Fabio Attard, ha ringraziato per l’accoglienza profondamente familiare, ricordando come questa relazione abbia radici lontane, nate non solo in questi mesi, ma in incontri semplici e quotidiani, vissuti come autentici segni di Provvidenza. Un legame che rimanda direttamente all’amicizia e alla comunione carismatica dei fondatori, san Giovanni Bosco e san Giuseppe Benedetto Cottolengo, uniti da quella che don Fabio ha definito una vera e propria “pazzia della carità”.
La presenza della Famiglia Salesiana al Cottolengo – ha sottolineato – è segno del desiderio di continuare ad attingere alle stesse fonti dalle quali i fondatori hanno tratto ispirazione, lasciandosi nutrire da una fede che si fa servizio concreto, soprattutto nei momenti segnati da fragilità, tensioni e forme di violenza che colpiscono le persone più vulnerabili.
La Provvidenza che si fa relazione e intercessione
Nell’omelia, don Stefano Martoglio, Vicario del Rettor Maggiore, ha richiamato anzitutto il significato del luogo della celebrazione: la Piccola Casa della Divina Provvidenza come autentica cittadella della carità, segno concreto di una fede che si affida a Dio e si traduce in opere. Una realtà che parla di Provvidenza vissuta, non solo annunciata.
In questo senso, don Martoglio ha osservato come i “cromosomi del Cottolengo” siano presenti anche nel DNA spirituale dei Salesiani: la fiducia nella Provvidenza, così centrale nell’esperienza di san Giuseppe Benedetto Cottolengo, appartiene profondamente anche al carisma di Don Bosco e della Famiglia Salesiana.
Commentando il Vangelo della guarigione del paralitico, il Vicario ha sottolineato come Gesù posi il suo sguardo anzitutto sui barellieri, su coloro che portano il malato davanti a Lui. È una fede che nasce da un movimento interiore, frutto di una relazione profonda, e che osa gesti concreti pur di mettere il fratello davanti al Signore.
Il miracolo – ha ricordato – avviene non per la fede del paralitico, ma per quella dei suoi amici, mettendo in luce il valore della preghiera di intercessione. Il dono più grande è il perdono dei peccati, segno di un rinnovamento interiore che precede ogni guarigione visibile.
Un invito, infine, a essere oggi una comunità capace di portare gli altri davanti a Dio, confidando nella pazienza e nella fedeltà della Provvidenza, che continua ad accompagnare il cammino dell’umanità.
La fede del Cottolengo nella Divina Provvidenza
Al termine della celebrazione, suor Maria Teresa Materia, Suora di San Giuseppe Cottolengo, ha offerto una riflessione sul tema “La fede in San Giuseppe Benedetto Cottolengo”, mettendo in luce il profondo legame spirituale tra il Santo della Divina Provvidenza e San Giovanni Bosco.
Attraverso testi e testimonianze dello stesso Don Bosco, primo biografo del Cottolengo, suor Maria Teresa ha delineato una fede tutt’altro che ingenua o disimpegnata: una fede maturata nella prova, nell’abbandono fiducioso e responsabile a Dio, capace di trasformare la sofferenza in luogo di incontro con l’amore del Padre.
La Piccola Casa nasce proprio da questo sguardo di fede: guardare le persone con gli occhi del cuore di Dio, affinché ciascuno possa sentirsi accolto, amato e mai solo. Un messaggio che si intreccia profondamente con il carisma salesiano e che continua ad essere profezia viva per la Chiesa di oggi.
La celebrazione eucaristica al Cottolengo si è rivelata così un segno luminoso di fraternità, di memoria condivisa e di speranza, confermando che la comunione dei carismi, vissuta nella fede e nella carità, è una forza capace di rinnovare la Chiesa e di generare vita per il mondo.